Campania: Avello riemerege dall'oblio

Avella. Il più grande castello medievale campano sta riemergendo dall'oblio in cui è stato sepolto dalle stratificazioni di terra e vegetazione negli ultimi quattro secoli. La Soprintendenza ai beni archeologici sta nelle ultime settimane riportando alla luce non solo ruderi inerti, ma la vera e propria vita castellana, il villaggio circostante, la quotidianità della gente che viveva sotto il torrione che dall'undicesimo al diciassettesimo secolo ha dominato Avella e l'intera valle circostante.
In concreto, come illustra la responsabile dell'ente archeologico, la dottoressa Cinquantaquattro, gli scavi stanno interessando la parte alta (la Rocca) e la cinta longobarda. Sono riemersi, ad esempio, un monumentale portale di ingresso, foderato con blocchi di tufo, un forno ed altre strutture legate alla vita di tutti i giorni di chi viveva intorno al Castello che appartenne, nella sua ultima fase, alla famiglia Spinelli. Durante l'esplorazione all'interno della cinta muraria che racchiudeva il villaggio, gli archeologi della Soprintendenza di Avellino e Salerno hanno localizzato e "scavato" resti di case e di cisterne per la raccolta dell'acqua, ma anche materiali come ceramiche da mensa, utensili, attrezzi, che pur non avendo grosso valore artistico hanno enorme valenza per risalire alle abitudini di vita del microcosmo che orbitava intorno al Torrione. Gli scavi ancora in corso in questi giorni sono orientati a ricostruire, attraverso la pulizia da terreno e vegetazione, altri ambienti del Castello e le strade circostanti anche per risalire alle diverse epoche attraversate dalla struttura.