Il mito di Federico II oggi

 È destino di alcuni grandi della Storia di vedere sfumare, nel tempo, i contorni della propria identità reale per trasformarsi in mito. Federico II è uno di questi: ancora oggi, a otto secoli dalla sua morte, trasfigurato nella memoria collettiva, l'imperatore svevo fa battere i cuori. Elevato da alcuni a campione di tolleranza, odiato da altri come nemico della libertà. Snobbato in patria, osteggiato nella Padania leghista come portavoce di uno statalismo ante litteram, Federico si è conquistato anche un'inedita seconda vita come eroe nazionale dei pugliesi. Tra Bari, Foggia e dintorni le istituzioni e i luoghi che rivendicano una patente federiciana non si contano: strade, castelli, giostre e altre rievocazioni pseudostoriche, vini, una banca, una tv e perfino una centrale termoelettrica (quella di Cerano). Allo «strano caso» della pugliesità di Federico II è dedicato questo libro di Marco Brando: non una biografia dell'imperatore ma un viaggio alle fonti della «federicomania ».
Un'indagine per accertare le ragioni che hanno condotto un sovrano medievale tedesco a trasformarsi (suo malgrado e nel corso dei secoli) nel paladino dell'Apulia. Brando è venuto a contatto col fenomeno Federico II quando lavorava a Bari, al «Corriere del Mezzogiorno». Ne è nato un libro «sulle menzogne del passato e del presente ». Perché la menzogna, come scrive Franco Cardini nella postfazione (la prefazione è invece di Raffaele Licinio), è «essa stessa una straordinaria forza storica».
 
Giulia Ziino
 
 
 
di Marco Brando
pag. 288, euro 18
Palomar, 2008